venerdì, 20 novembre 2009
sono una cattiva madre:
1. perché detesto (ma proprio mi fa schifo) giocare con i gormiti e con tutti gli altri mostruosi personaggi che combattono, si ammazzano e risorgono, che dicono "io sono il più forte, no io, no io sbleng, tong, gunf"
2. perché passare un sabato e domenica interi sola con gli hobbit, senza mister incredible, mi getta nello sconforto e mi sfinisce
3. perché non so disegnare, nemmeno un gatto, un topo, un albero. niente di niente. produco sgorbi immondi che mi imbarazzano. e per questo non incoraggio l'estro artistico dei nani
4. perché non ascolto musica e non la faccio ascoltare ai bambini
5. perché non ho inventiva né manualità, non so cucire nemmeno un cappiolino di un asciugamano o un bottone. la sola idea di creare un costume, una maschera, uno straccio di mantello per carnevale o halloween mi provoca tremori e vertigini
6. perché non cucino mai il minestrone e nemmeno i legumi che dicono sono tanto sani
7. perché non accetterei di smettere di lavorare per occuparmi a tempo pieno dei figli
8. perché a volte mi infurio e allora urlo, oppure sbatto per terra fortissimo un giocattolo a caso. è capitato che si frantumasse sotto gli occhi esterrefatti dei due hobbit.
sono una buona madre:
1. perché con gli hobbit rido, come con nessun altro
2. perché con loro canto, qualsiasi cosa, dalle sigle tv degli anni 70, alle canzoni inventate e spesso ballo
3. perché li lascio parlare, senza interromperli, e passerei la vita ad ascoltarli. perché i racconti hobbit mi incantano
4. perché adoro leggere loro le storie e preparare loro le torte
5. perché provo a mettergli dei paletti intorno, anche se a volte "sbraco" come dice mister incredible e qualche paletto cede
6. perché non sono ansiosa, almeno non troppo, e non mi interessa se non hanno la canottiera rimboccata nei pantaloni
7. perché sono fiera di loro e loro lo sanno e anche per questo hanno le spalle larghe
8. perché penso che il mondo sia un posto bello e voglio che lo pensino anche gli hobbit.
se qualcuna/o volesse partecipare a questo rito catartico, può farlo liberamente qui sotto. non ci sono limiti all'autoflagellazione né all'autocelebrazione. e nemmeno limiti di spazio. l'anonimato è concesso, ma solo quando è veramente necessario.
mercoledì, 18 novembre 2009
gira per casa con una cuffia da piscina bianca e nera, completamente sformata, calata sul viso, come il rapinatore di una banca con una calza di naylon.
all'altezza degli occhi porta, sopra la cuffia, i suoi occhiali da sole rossi con una folla di ranocchie disegnate sulle stanghette.
indossa una tuta da superman con gli addominali e i pettorali imbottiti.
sostiene di non potersi chinare perché ha due bambine irrequiete e ingombranti nella pancia, martina e benedetta, figlie del suo amico immaginario marìotereso che aveva bisogno di un ventre in prestito per qualche mese.
nei quaranta giorni mancanti alla nascita del microbbit, la situazione potrebbe precipitare e lo hobbit piccolo perdersi irrimediabilmente nel gorgo della follia.
martedì, 17 novembre 2009
gli hobbit frequentano con alterne soddisfazioni rispettivamente i corsi di nuoto junior e baby della piscina comunale di zona.
"elasti, ma tu niente?", ha chiesto la responsabile della piscina.
"in che senso niente?"
"be', con quella bella pancia abitata potresti frequentare il nostro corso di acquaticità in gravidanza..."
"non saprei..."
"su su, non fare la pigra"
improvvisamente è risuonato nell'elasti-coscienza l'imperativo 'hop hop!' di nonna J, quello che ha funestato l'elasti-infanzia, quello al cospetto del quale si deve scattare sull'attenti, quello che non ammette mollezze né esitazioni.
effettivamente ti stai trasformando in bradipo: passi dal divano alla poltrona, dal libro al computer, dai gormiti ai bakugan, dal quaderno rosso di italianoa quello blu di matematica. meno male che accompagni gli hobbit a scuola e vai a comprare i giornali, altrimenti ti si atrofizzerebbero le gambe. smidollata che non sei altro... dov'è finita l'elasti di un tempo?
"ma non è uno di quei corsi in cui si chiudono gli occhi e si parla con il pavimento pelvico, in cui ci si prende per mano e si scambiano flussi energetici armonici, in cui si inspira ed espira ritmicamente insieme allo scopo di uscire dal proprio corpo? perché io, in quel caso, non mi sento pronta"
"macché. è un corso di ginnastica, ginnastica per ippopot... pardon, gestanti"
"va bene. se mi garantisci che è semplice ginnastica, laica e positivista, mi iscrivo"
"ottimo. ti aspettiamo il lunedì e il giovedì alle 9,30"
"alle 9,30 del mattino? ma che orario è?"
"orario per gestanti in cova. hai da fare a quell'ora?"
"no, effettivamente no".
lunedì, ore 9,30.
sei pance smisurate, coperte da altrettanti castigati costumi diserotizzanti, immerse in una pozza di acqua tiepida fronteggiano un'aitante silfide con i capelli rossi a fusillo.
"bene ragazze. eccoci. questo deve essere un momento di piacere per voi e per le vostre creature. cosa vi dà piacere? nuotare? fare ginnastica? io sono qui per farvi sentire bene", dice la silfide con un sinistro guizzo estatico nello sguardo.
"io vorrei passare un'ora ad occhi chiusi galleggiando come in un mare di liquido amniotico"
"io vorrei concentrarmi sul mio pavimento pelvico che sarà la chiave di volta di quell'esperienza magica e totale che è il parto"
"io vorrei che ci parlassimo delle nostre paure, magari tenendoci per mano"
"io vorrei re-imparare a respirare, proprio come un neonato che esce dal grembo materno"
"io vorrei che diventassimo amiche, che inspirassimo ed espirassimo in armonia"
"io mi sento poco bene".
lunedì, 16 novembre 2009
"buongiorno elasti, buongiorno mister incredible. e tu chi sei?"
"sono lo hobbit grande e sono venuto a vedere mio fratello fotografato nella pancia"
"piacere, io sono il dottore. sali qui su questa pedana e guarda nello schermo di questa macchina che si chiama ecografo. adesso metto questo gel sulla pancia della mamma e poi ci passo sopra questa sonda. sei pronto?"
"prontissimo"
"questa è la testa, questa è la gamba, questa è l'altra gamba, queste sono le mani... no, veramente sono i piedi: 1, 2, 3, 4, 5 dita. sembrano i piedi di un personaggio di un fumetto giapponese, con le dita staccate e l'alluce enorme"
"sì. sono i piedi da hobbit. ce li abbiamo tutti così in famiglia. a parte la mamma. dovresti vedere i piedi dello zio con l'orecchino al naso e capiresti da chi abbiamo preso"
"accidenti. complimenti"
"grazie"
"in questo momento si sta toccando il pisellino. vedi?"
"già, questa cosa di mettersi le mani lì invece l'ha presa dallo hobbit piccolo, l'altro mio fratello che ha tre anni e mezzo ed è ossessionato dal suo pisello. andranno d'accordo, due ossessionati"
"l'ecografo dice che in questo momento tuo fratello con i piedi da hobbit ossessionato dal pisello pesa circa 2,2 kg e sta bene".
il microbbit nuota e si fa, impunemente e senza alcuna inibizione, i fatti suoi nell'elasti-pancia, da cui uscirà, salvo imprevisti, il 28 dicembre, con un cesareo purtroppo, come i suoi predecessori.
domenica, 15 novembre 2009
nonna sara, la nonna atea, ebrea e comunista di elastigirl aveva una bizzarra teoria. sosteneva che nella vita ci sono tre cose che una donna deve assolutamente saper fare: nuotare, sciare e scrivere a macchina.
giunte alla veneranda età di 16 anni, elastigirl e la sua amica kappa si resero conto con orrore di essere ancora molto indietro. sapevano nuotare, scrivevano a macchina con i due indici lente come lumache ma soprattutto non avevano mai indossato un paio di sci.
"io inizierei a preoccuparmi", diceva nonna sara guardando grave la nipote.
elastigirl e kappa dovevano correre rapidamente ai ripari e decisero di passare la settimana di capodanno in una località sciistica segreta, nel totale anonimato, per mettere una pezza, per quanto tardiva, alla loro imperdonabile lacuna.
ma erano minorenni e piuttosto sprovvedute benché intraprendenti. ogni iniziativa indipendentista doveva pertanto passare al vaglio delle rispettive patrie potestà.
"sapete per caso dove andare?", chiese il padre di K.
"assolutamente no, ma di montagne sciabili è piena l'italia. non sarà una ricerca difficile", rispondevano loro.
"mica vorrete andare in albergo da sole voi due?", chiedeva nonno A, allora solo elasti-genitore.
"ma veramente..."
"non se ne parla nemmeno", concludeva perentorio.
nonno A, forse colto dal panico che assale i padri di figlie adolescenti in preda a slanci autonomisti, in 48 ore trovò la soluzione.
millantando un'improbabile conoscenza del meraviglioso mondo dei circoli ricreativi universitari, decretò che le due pulzelle avrebbero trovato accudimento, sicurezza, amici, (moderato) svago e lezioni di sci nella settimana bianca organizzata dal cus al monte bondone presso l'hotel bellavista.
"sei sicuro che sia il posto giusto per noi, papà?"
"ideale. conosco il cus e il monte bondone perfettamente".
"ma mi hai sempre detto che detesti i circoli sportivi e non sopporti la montagna..."
"tu non mi conosci, bambina", tagliò corto nonno A.
elastigirl e kappa partirono quindi per il monte bondone, con due enormi zaini e la determinazione di due atlete olimpiche.
"siamo qui per la settimana bianca con il cus, circolo universitario sportivo. in realtà noi andiamo ancora al liceo, ma siamo piuttosto sveglie per la nostra età...", spegarono alla reception del bellavista.
"cus?", chiese una signora di mezza età con un vestito a fiori.
"già, circolo universitario...."
"qui non c'è nessun cus. in compenso c'è un bel gruppo di signori belgi. occupano tutto l'albergo".
elastigirl e kappa, come due soldatini dello sci da discesa, ogni mattina alle 8 prendevano, non senza difficoltà, l'ovovia anteguerra che le portava in cima al bondone dove le aspettava il maestro giustino che, con disciplina e sadismo teutonici, per sette interminabili ore le vessava fino allo sfinimento, a suon di spazzaneve e insulti.
al tramonto rientravano al bellavista, cantando "son la mondina son la sfruttata" e altre lugubri nenie.
la sera, a cena, incontravano i belgi, appartenenti, loro sì, a un circolo ricreativo di una società produttrice di laminati in zinco per l'edilizia.
i belgi erano gaudenti, amanti del cibo e del vino, della mazurca dopocena e rigorosamente over 50.
il quarto giorno elastigirl ricevette una proposta di matrimonio da paul, un vedovo di liegi, con tre figli a carico e il cravattino. "saresti un'ottima madre per i miei bambini", le sussurrò volteggiando nella sala ristorante dell'albergo.
elastigirl e kappa annegavano nei canederli e nella birra la surreale follia di quelle serate .
la lacuna sciistica, grazie all'abnegazione delle due allieve e all'efficace pugno di ferro di giustino, fu almeno in parte colmata e lo scopo della vacanza fu raggiunto, come fece notare nonno A giorni dopo.
elastigirl vorrebbe che gli hobbit imparassero a sciare presto, malgrado mister incredible sostenga che sia un'attività inutile, sciocca, inquinante e pertanto controrivoluzionaria. elastigirl in verità vorrebbe solo assicurarsi che agli hobbit venga risparmiata, a sedici anni, un'esperienza come il monte bondone.
giovedì, 12 novembre 2009
"ciao. come ti chiami?"
"hobbit grande"
"piacere, io sono giovanni. vuoi accomodarti sulla poltrona?"
"quale? la sedia a sdraio?"
"già, la sedia a sdraio"
"è molto comoda questa sedia a sdraio"
"mi fa piacere. ha anche un sacco di bottoni. vedi? con questo lo schienale sale, con questo scende, con quest'altro ti sollevo i piedi, con quello ti avvicino a me. a proposito, ma io cosa devo guardarti? i piedi?"
"credo i denti, ma se vuoi guardarmi i piedi..."
"ah, già. i denti. hai fatto bene a ricordarmelo. a volte mi confondo. sei pronto?"
"pronto"
"allora apri la bocca come un forno"
"ahhhh"
"ora chiudi. apri. chiudi. stai morbido. oh! ma qui c'è un morso incrociato!"
"?"
"si avvicini elasti. venga a vedere: ecco, a destra il contatto dei denti è scorretto e causa uno spostamento laterale della mandibola"
"quindi?"
"quindi bisogna correggere allargando l'arcata"
"quindi?"
"apparecchietto fisso, invisibile, in 8-9 mesi il problema dovrebbe essere risolto. che ne dici hobbit?"
"dico 'olé'. ho sempre sognato di mettere l'apparecchio. me lo mette adesso? deve essere per forza invisibile? posso avere anche un paio occhiali?"
mercoledì, 11 novembre 2009
quando le vedi la prima volta, schierate tutte insieme una accanto all'altra, un po' minacciose un po' indifese, un po' in vetrina un po' sul palco, un po' emozionate un po' stropicciate, ti sembrano esseri umani ordinari, come quelli che incontri per la strada, nei negozi, al cinema, come te, come tutti gli altri, nothing to write home about, come direbbe janet, la moglie inglese e slavata di mister incredible, senza dubbio mirabile esemplare di mediocrità anglosassone.
ci sono la brunetta bassina con un forte accento ciociaro, la bionda giunonica e algida a cui affideresti i tuoi segreti e i tuoi risparmi, la morbida signora fresca di permanente con gli occhi che ridono e una maglietta rosa con la scritta in oro i am so sweet, la provocante pin up che sbatte le lunghe ciglia e si chiede in preda al panico se questo è veramente il lavoro che il destino ha in serbo per lei, la decana che è sempre stata lì e ci sarà sempre, con un'età indefinibile tra i 55 e i 90 anni.
sono le maestre di prima elementare di tuo figlio il primo giorno di scuola: le insegnanti di inglese, italiano, matematica, religione e sostegno. un rassicurante concentrato di apparente normalità.
"sai mamma, concetta è nata a new york, in america, poi da piccola si è trasferita a londra, in inghilterra. è venuta in italia a settembre ma non parla italiano, solo inglese. e poi non riesce a dire le cose senza cantare"
"ma chi? concetta? veramente avevo capito che fosse di sant'elia fiume rapido..."
"no, no, new york-londra. la concetta".
conversando nel tragitto casa-scuola, scuola-casa scopri che la maestra bionda ha otto figli, tutti maschi, e che vive, more uxorio, con miss so sweet che invece non ha bambini ma molti cani.
"e stanno tutti nella stessa casa? le due maestre, gli otto figli e i cani?"
"certo, perché? che male c'è? fa allegria, no?"
il formoso scricciolo dalle lunghe ciglia dal lunedì al venerdì racconta parabole, il sabato insegna rugby agli adolescenti.
"mi sembra strano, nano..."
"veramente! ce lo ha detto lei"
"e la maestra di sostegno?"
"ma quale?"
"la signora anziana che segue ernesto..."
"ah, quella? quella è la nonna di ernesto... altro che maestra".
lunedì, 09 novembre 2009
capita, anche quando non te lo aspetti, anche quando i colori, gli odori e i suoni sono rimasti gli stessi, anche quando non ne vedi il motivo, anche quando ti sembra di essere felice.
capita, mentre pensi ad altro, mentre fai una lavatrice, mentre lavori al computer, mentre pensi che il tuo parco biancheria intima meriterebbe un falò e un totale rinnovo, mentre abbassi la guardia, mentre leggi un libro che ti annoia, mentre canti sotto la doccia, mentre accompagni tuo figlio a scuola o mentre pensi che un figlio lo desideri, mentre ti allunghi sul divano e vorresti dormire, mentre mangi una carota cruda perché è sana, mentre vedi un film che ti fa piangere, mentre ti guardi allo specchio e non sai cosa pensare, mentre ti piaci, mentre non ti piaci e mentre non ti importa.
capita, che qualcosa si rompa, o si sia rotto tempo fa e che nessuno ti abbia avvisata in tempo.
può essere troppo tardi o forse no. ma ormai è capitato e ti chiedi dove fossi e quale vita vivessi per non accorgerti di nulla.
capita che le fondamenta della tua casa cedano, che i bianchi diventino neri, che gli appigli scompaiano. capita che pensavi di essere due e invece sei una sola.
capita che un giorno lui ti dica "c'è un'altra. è capitato".
la gravidanza a volte porta con sè insicurezze e pensieri tetri e richiama dal pozzo nero antiche paure, fantasmi dimenticati.
"queste cose non capitano, si costruiscono piano piano, accumulando disattenzioni, trascurando dettagli, concentrandosi su altri ruoli, scordandosi di quello che si era. queste cose sono colpose, mai casuali", dice mister incredible.
"e se hai una pancia sconfinata? se ti dedichi alla panificazione e alle torte perché la maternità ti fa questo effetto? se sei circondata da maschi e a volte ti scordi qual è quello alfa? sei hai la ritenzione idrica? se hai paura di non ritornare la stessa? se sai che ti aspetta un periodo lungo e massacrante in cui magari ti sentirai vuota, in cui il sesso avrà lo stesso appeal di una puntata di porta a porta, in cui ti dimenticherai di tutto, trascurerai certamente i dettagli e magari ogni tanto, come dice la baby sitter valentina diolabenedica agli hobbit, "farai la frigna"? sarà colposo tutto questo? potrebbe capitare? o se invece non hai nemmeno una pancia abitata. ma sei solo distratta e presa da altro? perché io, se capita, voglio saperlo in tempo. in tempo per tornare indietro, in tempo per darti mazzate, in tempo per dare fuoco ai tuoi vestiti e soprattutto ai tuoi libri, in tempo per aggiustare tutto, magari... insomma, se capita devi dirmelo prima che capiti"
"va bene, adesso però dormiamo"
"facile dire dormiamo..."
domenica, 08 novembre 2009
"piove"
"già"
"non possiamo mica tenere gli hobbit in casa tutto il giorno"
"no, rischiamo di dovere chiamare l'esorcista ora di sera"
"quindi?"
"cinema?"
"ma il piccolo è mai stato al cinema?"
"una volta forse"
"non è che si annoia o si traumatizza o sul più bello dice che gli scappa la cacca?"
"conoscendolo, lo escludo"
"allora cinema"
così l'elasti-famiglia, seguendo un flusso telepatico che ha travolto migliaia di famiglie milanesi munite di figli, è andata al cinema la domenica pomeriggio.
"è in 3D. che facciamo?"
"popcorn, occhialoni e via"
elastigirl, mister incredible e gli hobbit si sono accomodati sulle poltrone, hanno inforcato gli enormi occhiali rossi in dotazione e, seri, concentrati e compunti come per una missione spaziale, si sono immersi nella visione del film.
un film che racconta di una grande e struggente storia d'amore, del desiderio di viaggi e avventura, di un vecchino che decide di mantenere la parola data, di una casa volante, di mille palloncini colorati e di un ragazzino solo e sovrappeso che scopre il mondo e l'amicizia.
"sembla che il film mi viene addozzo", ha sussurrato lo hobbit piccolo un po' turbato, avvicinando il minuscolo naso che spuntava dagli immensi occhiali, all'orecchio di elastigirl, per poi ripiombare in un torvo silenzio.
"ma che stai facendo? cerchi qualcosa?", ha chiesto lei al nano inquieto che rovistava frenetico dentro le tasche della giacca a metà del primo tempo.
"tu non ti pleoccupale"
dopo poco lo hobbit ha posato sul bracciolo gli occhialoni rossi, sostituendoli con un paio di occhiali da sole della sua misura, portati da casa, rossi anch'essi ma con una folla di ranocchie verdi disegnate sulle stanghette.
e ha visto il resto del film così, buio nel buio, imperturbabile, come se fosse normale.
"è finito. allora? ti è piaciuto?"
"ela il solito film di fantazzi"
"ma che dici? il solito film di fantasmi???"
"sì, il solito film di fantazzi. calino pelò".
giovedì, 05 novembre 2009
fino a qualche tempo fa non aveva occhi che per mister incredible su cui posava adorante il suo sguardo rotondo da triglia, a cui concedeva i suoi baci centellinati, le sue esclusive attenzioni e il suo virile affetto. elastigirl era un second best, un'appendice familiare, affettuosamente identificata con il pronome dimostrativo "quèla".
poi finalmente l'edipo si è fatto largo nell'animo coriaceo dello hobbit piccolo che ha scoperto che anche guance senza peli irsuti e forme senza spigoli possono esercitare un loro insospettato fascino.
da allora lo hobbit ha spostato il suo sguardo da triglia su elastigirl, con cui condivide la magia di una pancia abitata ("tu nella panza hai un flatellino, io due bambine femmine che si chiamano maltina e benedetta, due vele patze, vuoi sentille?"), l'incontinenza notturna (con l'unica differenza che lei va in bagno, lui fa pipì direttamente sul materasso) e sedute di baci appassionati ("dammi li bazi, mi pazzono li bazi").
come spesso succede tuttavia, gli amori nuovi e acerbi sono egoisti, autocentrati ed escludenti.
"nano, questa sera torna papà da londra. sei contento?"
"mpf" (= mediamente, grazie)
"io sono molto felice che ci sia papà con noi"
"allola anke io" (= quello che rende felice te, rende felice anche me. pertanto rivedo al rialzo il mio tiepido giudizio, cara)
"se questa notte per caso ti svegliassi e avessi bisogno di qualcosa - che so? devi fare pipì o altro - e se per caso venisse lui e non io, tu non respingerlo in malo modo ma sii gentile altrimenti ci rimane male" (= piccola sanguisuga, parassita di gestanti dormienti, funestatore delle elasti-notti. dammi tregua, almeno per oggi e tormenta un po' tuo padre che deve espiare le assenze).
"neanke pel sogno. io vollio te" (= non se ne parla nemmeno, sobbarcati oneri e onori dell'edipo. io voglio te, panciuta e devastata come solo tu riesci a essere nel mezzo della notte)
"ma perché non può venire papà?"
"pelké lui si plesenta sentza pantaloni" (= ma è ovvio: non può venire perché è solito presentarsi al mio augusto cospetto incurante dell'adeguato dressing code. figurati che non porta nemmeno i pantaloni ma dei boxer sbrindellati e lisi, il cui solo pensiero mi fa rabbrividire).