sabato, 17 maggio 2008
l'elasti-libro è quasi pronto e uscirà a settembre.
gli elfi della casa editrice che lo pubblicherà hanno telefonato ad elastigirl.
"elasti, stiamo inziando la promozione del tuo libro con gli agenti che peroreranno l'elasti-causa presso i librai. bisogna convincerli della bontà del prodotto"
"bene..."
"pertanto ci farebbe piacere che tra una decina di giorni tu venissi a bologna insieme a noi"
"a bologna?"
"già, a incontrare gli agenti"
"gli agenti? io devo incontrare gli agenti?"
"esatto!"
"e gli agenti vorranno incontrare me?"
"certamente!"
"e..."
"beh, qual è il problema? sarai abituata a parlare in pubblico, no? si tratta di una quarantina di agenti..."
parlare in pubblico? io? convincere quaranta, dico quaranta, persone della bontà dell'elasti-libro quando non so nemmeno convincere me stessa della mia capacità di stare al mondo? autopromozione? io che ho scelto l'esame di econometria all'università pur di evitare quello di marketing? non ce la farò mai. come minimo Gomito, prima e dopo.
"ma certo che sono abituata! io sono un animale da palcoscenico! ho sempre desiderato parlare di me e delle cose che faccio in pubblico. peccato che gli agenti siano solo quaranta..."
giovedì, 15 maggio 2008
"elasti, facciamo un viaggio kamikaze in luglio, come quello dell'anno scorso in scozia?", propone mister incredible.
"tu, io, gli hobbit e i soliti 45 chili di bagagli, pannolini e lettino da campeggio esclusi?", tentenna elastigirl.
"esatto!"
"dove ti piacerebbe andare?"
"non so. vorrei non avere caldo, vorrei che ci fosse tanta natura, vorrei che gli hobbit potessero razzolare liberi, vorrei che non ci fossero pericoli, vorrei girare stando stanziali, vorrei che la gente fosse simpatica e ospitale, vorrei che accogliessero i bambini sorridendo, vorrei vedere cose belle"
riassumendo: l'unica conditio sine qua non per mister incredible è il tempo di merda (dopo la scozia e londra se non piove almeno una volta al giorno l'elasti-famiglia non si sente in vacanza), tutto il resto è accessorio.
i suggerimenti saranno benvenuti e attentamente vagliati.
chi darà il consiglio più convincente sarà nominato 'elasti-holiday advisor' e, in quanto guru familiare, seguito sino in capo al mondo.
mercoledì, 14 maggio 2008
super w, la mamma di mister incredible, è donna di passioni brevi e brucianti e di ineguagliabile senso pratico.
la vita di super w è scandita da intensi e ossessivi amori, consumati con un fervore assoluto e un'abnegazione totale.
all'inizio ci fu il polpettone.
"si prepara velocemente ed è una grande risorsa!", esclamava entusiasta.
pur essendo vegetariana, cucinava decine e decine di polpettoni di carne, con speck e provolone, che avvolgeva amorevolmente nella carta argentata e surgelava.
per mesi a casa di super w si mangiava polpettone a pranzo, a cena, a merenda, inzuppato nel latte e come spuntino di mezzanotte.
"basta, ti prego!", implorava mister brown.
"ma è buonissimo, e poi nel congelatore ne abbiamo ancora 24"
un torrido giorno di luglio super w lanciò un ultimo sguardo al polpettone e capì che era finita.
era giunta l'era della crema di zucchine, servita rovente, al rientro dalla spiaggia.
"veramente non è un piatto tanto estivo...", azzardavano i commensali.
"state scherzando? la zucchina è deliziosa sempre. e poi questa zuppa è veloce da preparare ed è una grande risorsa. domani la portiamo al mare".
con l'arrivo dell'autunno la zucchina perse il suo fascino e fu spodestata dai 'messicani', minuscoli involtini di carne ripiena, guarda caso, di speck e provolone, serviti più volte al giorno in numero mai inferiore a 25.
abbandonati i messicani, il cuore di super w si lasciò conquistare dal risotto al limone, poi dal 'rotolo' (sempre di speck e provolone) e infine dalla rucola con molto aceto.
ogni piatto, come ogni passione che si rispetti, doveva essere unico, proposto fino allo sfinimento ed escludere tutti gli altri.
da qualche tempo super w ha smesso di cucinare.
"ma perché bisogna preoccuparsi tanto del cibo? ci sono moltissime altre cose più interessanti nella vita", spiega a un affranto mister brown.
super w ha un nuovo, travolgente amore: gli orecchini fatti a mano.
super w crea orecchini, di plastica, di latta, d'argento e tra un po' anche d'oro. ha comprato fili, ganci, perline e pietruzze.
"sono facili, sono veloci e sono una grande risorsa, quando devi fare un regalo per esempio", dice entusiasta.
crea orecchini per le amiche, per le figlie delle amiche, per chi li porta e per chi non li ha mai portati, per chi ha i buchi nelle orecchie e per chi magari un giorno deciderà di farseli.
mister brown rimpiange i bei tempi del polpettone e aspetta con ansia il prossimo amore di sua moglie.
martedì, 13 maggio 2008
"mamma, una zingara ha cercato di rubare un bambino"
"..."
"è entrata in casa di nascosto e zac! l'ha preso ed è scappata"
"non è vero, nano. sono solo stupidaggini"
"sì che è vero. me lo ha detto il mio amico giacomo!"
"il tuo amico giacomo non diceva anche che il suo papà è spider man?"
"sì. ma questa storia della zingara gliel'ha raccontata la sua mamma che l'ha letta sul giornale. gli zingari rubano i bambini"
"no, nano. gli zingari non rubano i bambini. nessuno ruba i bambini"
"ma..."
"se ci mangiassimo un po' di cioccolata?"
caro hobbit grande,
avere paura non serve a niente e trovare un nemico è rassicurante ma non ti protegge.
cinque anni sono pochi per sapere che l'orrore esiste ma è impossibile stanarlo.
perché ti devi guardare dai tuoi simili prima che dai diversi, perché il nemico, nonostante quello che dice il tuo amico giacomo, figlio di spider man, ha quasi sempre un viso familiare, troppo somigliante al tuo per riconoscerlo.
quindi, hobbit grande, sii impavido e guarda con fiducia il prossimo, uguale o diverso da te che sia, perché la paura ti renderà vulnerabile e la diffidenza farà di te un uomo piccolo.
lunedì, 12 maggio 2008
dopo "mamma", "papà", "struzzo", "pazzo" e "bai bai" (=bye bye), il microvocabolario dello hobbit piccolo si è arricchito di ben due parole nuove, da pronunciare rigrosamente in coppia:
"tanta puzza".
visto l'andazzo, ci si potrebbe pure fermare qui.
lunedì, 12 maggio 2008
"mamma, questo è un personaggio ferocissimo"
"si vede dalla faccia, in effetti"
"lui uccide senza pietà buoni e cattivi e poi li divora"
"accidenti"
"lui per combattere usa coltelli, spade e sciabole. a volte anche solo le mani"
"che paura"
"lui, invece di un cane o di un gatto, tiene in casa un drago che sputa fiamme e distrugge tutto quello che trova, anche i computer"
"gli hai dato un nome?"
"a chi? al drago?"
"no, al cattivone"
"sì. ci ho pensato molto ma alla fine ne ho trovato uno perfetto. lo vuoi sapere?"
"certamente"
"si chiama fiordilatte"
"come la mozzarella?"
"già, come la mozzarella"
domenica, 11 maggio 2008
mister incredible non è un uomo paziente né particolarmente tollerante.
tuttavia è comunista, politicamente corretto e ha un debole per tutte le minoranze, le diversità, e le emarginazioni.
gli immigrati, preferibilmente provenienti da paesi vittime di sanguinose guerre civili, lo commuovono, i diversi lo attirano, gli emarginati lo affascinano.
ciononostante, per qualche oscuro motivo, lo hobbit grande si è convinto che il suo papà sia una specie di ultrà nazifascista, facinoroso, attaccabrighe e nemico dei deboli.
qualche giorno fa mister incredible era a spasso con il suo primogenito.
"amico! ti interessa terre di mezzo?", gli ha chiesto un ragazzo senegalese.
"no, grazie".
"e pappamondo?"
"no, grazie"
"e la guida agli spacci di milano?"
"no, grazie"
"e i racconti africani?"
mister incredible si è spazientito e quando si spazientisce sdogana la sua baresità.
"mo' capo! già l' teng' tutt'" (=accidenti capo!, li ho già tutti), ha esclamato insofferente.
lo hobbit ha scrutato il ragazzo allontanarsi, poi ha guardato severamente il suo papà.
"papà, perché sei stato maleducato con quello scuro?"
"non sono stato maleducato"
"sì. e non bisogna essere maleducati con gli scuri"
"ma cosa ho detto di maleducato?"
"lo hai chiamato 'capo'"
"ma non è un insulto!"
"insomma... e poi avevi un tono..."
mister incredible è tornato a casa parecchio provato, illudendosi che si trattasse di una reprimenda isolata, un incidente da dimenticare, una trascurabile parentesi.
domenica pomeriggio.
l'elasti-famiglia è in macchina, il pater familias alla guida.
un tizio con gli occhiali da mosca, al volante di una decappottabile, non rispetta uno stop e taglia la strada a mister incredible.
"mo'! chiamind' stù cretn'!" (=accidenti! quarda questo idiota"), sbotta.
"era per caso uno scuro?", chiede una voce hobbit dal sedile posteriore.
"no!", risponde stizzito mister incredible.
"allora era un vecchio?"
"no! non era né nero né vecchio!"
"ho capito, era una donna..."
mister incredible ha rischiato il crollo nervoso.
domenica, 11 maggio 2008
elastigirl è andata in cantina ed è tornata con un grande sacco pieno di scarpe estive.
lo hobbit piccolo e feticista si è tuffato dentro il sacco, con voluttà.
ne ha estratto un paio di ballerine rosse e lucide, comprate in un elasti-momento di estro trasgressivo e mai indossate.
le ha scrutate, le ha accarezzate, le ha annusate e le ha assaggiate di nascosto con una leccatina. poi le ha infilate. e adesso cammina felice per casa, il pigiama a righe e le ballerine rosse.
lo hobbit grande si guarda pensieroso i piedi nudi, piedi più larghi che lunghi e piantati al suolo come le radici di quercia.
"mamma, io non voglio crescere. voglio restare così, alto come uno hobbit, con questi bei piedi da hobbit".
giovedì, 08 maggio 2008
"potremmo giocare ai segreti"
"ai segreti? che gioco è?"
"... tu mi racconti un segreto e io ne racconto uno un po' più... segreto... del tuo, e così via fintanto che una delle due non si arrende o che il segreto dell'una non coincide con quello dell'altra".
è il gioco tra una nonna con il braccio rotto e una nipote con il fuoco di sant'antonio, immobilizzate a letto, una accanto all'altra in una stanza.
sono complici e ridono insieme ma i loro segreti sono terribili, inconfessabili e mettono i brividi.
poi ci sono una mamma, una sorella, una zia, donne aggrovigliate che un po' si amano, un po' si detestano, un po' ridono e un po' piangono.
"bella questa storia di famiglia al femminile, divertente", ha detto incautamente elastigirl all'inizio del libro.
poi qualcuno muore in mare e lascia un vuoto straziante e incolmabile.
la nonna, la nipote, la mamma, la sorella, la zia piano piano tornano a galla, parlano, litigano, elaborano e risorgono.
"in gamba queste donne. certo, qualcuno ha fatto una fine bruttissima ma solo così si può raccontare la forza di risollevarsi, solo così si apprezzano la ricchezza di questa famiglia, lo sguardo lucido e impietoso della nonna, l'abbraccio avvolgente della mamma, la fragilità delle nipoti, la sofferente ruvidezza della sorella. bella questa storia", ha detto elastigirl a metà del libro.
poi c'è un bambino di sei anni, una malattia terribile, l'ospedale, un'altra morte. il dolore che toglie il respiro e si porta via tutto. le donne alla deriva.
"ma nooooo! il bambino no! questo è accanimento! è compiacimento della sofferenza. e queste poverette... ma perché devono subire anche questa tragedia? l'autore detesta i suoi personaggi e pure i suoi lettori, e li fa a pezzi con queste bordate di sadismo gratuito", ha esclamato elastigirl indignata e lacrimosa, tentata di scaraventare il libro e il suo carico di dolore fuori dalla finestra.
tuttavia, irretita dal fascino magnetico della nonna, elastigirl ha proseguito.
a volte raccontare tragedie consente di tirare fuori il meglio dei personaggi, di sviscerarne l'essenza e di metterli a nudo, nella loro complessa e sublime umanità.
elastigirl, che odia le storie tristi perché le fanno paura, lo ha dovuto ammettere, suo malgrado, leggendo questo libro.
tanta vita di alejandro palomas.
mercoledì, 07 maggio 2008
"potremmo incontrarci sotto il tuo ufficio"
"potremmo andare a fare un giro in libreria"
"potremmo anche mangiare un panzerotto sul sagrato del duomo, al tramonto"
"potremmo entrare in una multisala bendati e scegliere un film a caso e vedere che effetto fa"
potresti accompagnarmi a casa tenendomi per mano e potresti prestarmi la tua giacca perché io ho sempre freddo. potremmo salutarci sotto il portone, come fosse la prima volta.
potrei trovare il coraggio e chiederti di salire o non trovarlo e dirti ciao ciao, per poi pentirmi quando la porta si chiude.
potremmo fare finta di essere nuovi e leggeri ed estranei e lasciare che i brividi di un primo incontro e di un rapporto acerbo ci corrano lungo la schiena.
"allora ti aspetto"
"arrivo"
gli hobbit sono con valentina diolabenedica, elastigirl e mister incredible hanno una serata libera.
saranno la primavera, i vestiti nuovi, la brezza tiepida dopo le pozzanghere londinesi, sarà forse la rimozione di una quotidianità complicata e di un governo appena nato e già imbarazzante, ma elastigirl ha le vertigini.